Yoga e Donna: La Fioritura dal Bocciolo al Fiore

13 giugno 2017
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 Barbara Woehler a San Francisco, 1979

Barbara Woehler a San Francisco, 1979

Oggi giorno nello yoga contemporaneo la donna di tutte le età è la maggiore utente e protagonista di ogni scuola e tradizione, contrariamente a quello che accadeva nel mondo ascetico dell’antichità, in cui le vie salvifiche erano interdette alle donne come ai fuori casta ma aperte agli uomini e alla casta brāhmaṇa.

Se consideriamo lo yoga come una via per conoscere se stessi attraverso la corporeità, oltre il pensiero logico-discorsivo, la donna subisce regolarmente l’influenza globale della luna come correnti di ‘vuoto’ e ‘pieno’ insieme alle maree. Questa altalena mensile, che nelle giovani sempre più spesso viene vissuta come un disagio, si può trasformare, con l’aiuto dello yoga, in una risorsa nascosta di esplorazione delle proprie potenzialità.

Ciò significa abbandonare e trasformare il vecchio preconcetto della ciclicità e della purificazione mensile come una condanna, una seccatura oppure una sofferenza che bisogna subire malvolentieri. L’altra faccia della luna infatti, quella piena e luminosa e spesso coincidente con la fertilità, non viene invece denigrata come le mestruazioni, associate alla luna nuova e buia.

In uno studio del Department of Psychology, University of New Mexico [1], si sono esaminati gli effetti del ciclo ovulatorio sulle mance guadagnate da circa 5300 danzatrici topless (lap-dancers) presso club per solo uomini. In turni di 5 ore, il guadagno durante l’estro era di 335 dollari, mentre durante la mestruazione di 185 dollari, cioè il 45% in meno. Si è dedotto che le lap-dancers erano più attraenti grazie all’espressione del viso e ai loro odori più accattivanti. Si scopre quindi che “negli esseri umani i segnali dell’ovulazione, sono tutt’altro che invisibili – eppure, in qualche modo, comunque lo sappiamo”. [2]
Ricordiamo che l’estro nelle femmine dei mammiferi si manifesta in modo contrario, in quanto il sanguinare è invece espressione periodica dell’ovulazione.

Erano quindi le donne, attraverso il linguaggio del corpo, ad ‘arpionare’ i clienti ottenendo un discreto aumento delle mance rispetto al periodo delle mestruazioni, nell’esercitare la stessa attività. Da questa ricerca possiamo dunque desumere un maggior valore attribuito all’energia dell’agire verso gli altri durante l’ovulazione (verso i clienti del locale, in questo caso), rispetto al tono energetico durante le mestruazioni quando evidentemente le donne erano meno disponibili.

Rivisitando la ciclicità femminile si può quindi riassumere che – verso l’ovulazione – il tono energetico, come una forza centrifuga porta verso ‘il fuori’. In questa fase di crescita, c’è chiarezza per quello che bisogna fare, il focus giusto e la motivazione per farlo. Le giovani raccontano di essere “ottimiste, su di giri, pimpanti, entusiaste, anche sexy”. [3]
Questo stato viene socialmente valorizzato, con più mance nella ricerca di Albuquerque.

Al contrario – verso la mestruazione – il tono energetico, come una forza centripeta è proiettata verso dentro. Si ha una consapevolezza multi focus, una maggiore sensibilità e permeabilità. Il vissuto delle giovani è di “sofferenza, forte fastidio, ansia, instabilità emotiva, forti dolori, tensione, insofferenza e disagio. Non sono entusiaste né disponibili”. Socialmente questo tono viene svalorizzato e, nell’esempio, con meno mance.

Ci si pone la domanda: ciò dipende dagli stessi valori che le nostre giovani hanno interiorizzato quando viene denigrata la purificazione mensile? Nei loro racconti prevalgono i disturbi fisici. È proprio il corpo a parlare quando crea loro dei disagi superficiali, mediante segnali di sintomi e difficoltà più profonde, che se non ascoltate si amplificano in urla. Se la giovane ne prende coscienza, cercando di cogliere il loro significato, questi saranno meno potenti perché potrà agire di conseguenza nel cammino dello yoga.

Se la giovane applicherà saṃtoṣa, l’appagamento, potrà cogliere nella mestruazione, il potere che l’aspetta, e cioè l’essere potenzialmente fertile. Se seguirà ahisā il precetto di non nuocere, si concederà il maggior riposo di cui ha  bisogno. Il ritiro e la minor disponibilità verso gli altri, significa allo stesso tempo una maggior recettività all’ascolto di se stessa. Bisogna riflettere sulla trappola dei condizionamenti e di come mai all’ascolto, alla consapevolezza, allo sviluppo della coscienza si possa dare un connotato negativo.

Nello haṭha yoga, il “ha” l’energia maschile – verso fuori, non ha una valenza più positiva di quella “ṭha” femminile – verso dentro. Anzi, si cerca di raggiungere il loro bilanciamento e la loro l’armonia come nelle posizioni di equilibrio. Le varianti meno impegnative di natarajāsana (il signore della danza) saranno indicate nei periodi più delicati del mese, mentre vrkāsana (l’albero), più rigorosa, quando si ha più forza. L’apertura di baddha konāsana (la farfalla) predispone alla distensione di eventuali tensioni intorno agli organi riproduttivi femminili.

La pratica ad occhi chiusi facilita l’ascolto e il raccoglimento come in ardhamatsyendrāsana (mezza torsione). Mentre da sdraiate con le ginocchio piegate si focalizza meglio il percorso dall’ascolto del respiro spontaneo a quello addominale. Come il sole che con la sua energia riscalda, l’attenzione consapevole scioglie le tensioni, in un cerchio di luce, così la giovane le può lasciare andare.

Ecco come lo yoga diventa un mezzo di risveglio al potere dell’energia femminile per essere più creative e autorevoli.

[1] Miller G, Tybur J., Jordan B., Ovulatory cycle effects on tip earnings by lap dancers: economic evidence for human estrus? Elsevier, Evolution and Human Behavior 28 (2007) 375-381.
[2] Halligan J., Errornomics, Ramdom House Co, UK 2009, p.49.
[3] Un gruppo di ricerca di “9 Giovani Donne” dai 27 ai 31 anni per 9 incontri di haṭha yoga al Centro Studi Yoga Roma aprile 2016.

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